Dati geografici e storici

Dati geografici

La comunità cristiana di Bellagio si sviluppa territorialmente nei vasti confini dell’omonimo comune (26 km²), occupando il promontorio e le pendici settentrionali del monte San Primo.

Chiesa San Giacomo

Non si può parlare di un centro abitato vero è proprio poiché la popolazione è disseminata in più frazioni sparse: al centro del promontorio lungo l’asse ideale del Vialone di Villa Giulia (che va da un ramo all’altro del lago) si trovano le frazioni di Aureggio, Regatola, Taronico e Loppia ove si concentra la maggior parte della popolazione (tutte frazioni nel territorio della parrocchia di San Giovanni). All’estremità settentrionale del promontorio la frazione di Borgo (sede del municipio e della maggior parte degli alberghi ed esercizi commerciali) e quella di Pescallo (costituiscono insieme il territorio della parrocchia di San Giacomo). Nei pressi della Chiesa omonima si trovano le frazioni di S. Giovanni e Guggiate (sulla riva del torrente Perlo). In posizione rialzata la frazione di Cagnanica e nell’estremità meridionale, in direzione Lezzeno, la frazione di Vergonese. Sul terrazzo naturale che costituisce la pendice settentrionale del S. Primo, sono disposte a partire da ovest, le frazioni di Suira (che pur essendone isolata appartiene al territorio della parrocchia di San Giovanni), Casate, Breno (ove sorgono la casa parrocchiale la chiesa e l’oratorio della parrocchia Beata Vergine Annunziata), Visgnola e San Vito (al confine con la parrocchia ambrosiana di Limonta).

Lungo la via Valassina, che sale al Ghisallo, si incontrano le frazioni Scegola e Mulini del Perlo (Visgnola) e Nèèr (San Giovanni). In posizione alquanto isolata la frazione Brogno (San Giovanni). A circa 2 km si incontrano le frazioni alte (Visgnola) di Chevrio (590 mt – 20 ab.) e Guello (631 mt – 20 ab.). Oltre la frazione Guello ci si addentra nella vallata che ospita le frazioni di Gallasco – Cernobbio (673 mt – 75 ab.), Prada, Pra’ Filippo e San Primo (885 – 1116 mt – 15 ab.). Oltre il torrente Perlo, in territorio di San Giovanni, la frazione di Rovenza (723 mt – 10 ab.).

Cenni storici

Anche se alcuni reperti testimoniano la presenza umana nei dintorni di Bellagio fin dal Paleolitico, solo nel VII-V secolo a.C. sul promontorio nasce un “castellum”, luogo di culto e di scambio, a cui facevano riferimento i numerosi piccoli villaggi del lago. Ma fu in epoca romana che il lago di Como (chiamato Lario) assunse un ruolo importante. I romani introdussero l’ulivo e l’alloro che ancora oggi si trovano in abbondanza sulle rive del lago. E sempre i romani scoprirono, soprattutto per Bellagio, una vocazione che ancora oggi contraddistingue la cittadina lariana: la villeggiatura.
Plinio il Giovane (I secolo d.C.) descrive in una lettera i suoi lunghi soggiorni nelle due ville che aveva sul Lario, una delle quali a Bellagio, in cui conciliava lo studio e la scrittura con la caccia e la pesca. Con l’occupazione longobarda Bellagio fu ulteriormente fortificata. Nel 744 vi dimorò il re Liutprando. Nel 1100 Bellagio era già un libero comune, ma la posizione strategica la rendeva molto importante per la città di Como che mal tollerava le sue spinte autonomiste. Bellagio dovette così subire più di un’incursione comasca e combatté numerose battaglie navali. Solo nel 1154, con Federico Barbarossa, Bellagio fu costretta a giurare fedeltà e pagare un tributo a Como. Verso la fine del XIII secolo Bellagio entrò definitivamente nei possedimenti dei Visconti e venne integrata nel ducato di Milano. Nel 1535, con la salita al trono di Spagna di Carlo V, si aprirono per la Lombardia e per la zona del Lario due secoli di pesante dominazione spagnola: di questo periodo rimane ancora a Bellagio una testimonianza importante e suggestiva: la scalinata detta “Derta” costruita proprio in quegli anni, che va da Guggiate al San Primo. Nel 1533 Francesco Sfondrati acquistò il feudo di Bellagio e per più di 200 anni la famiglia Sfondrati costituì il riferimento più importante per Bellagio e le vicende della cittadina furono legate a quella famiglia. In quell’epoca a Bellagio, favorita dalla posizione ideale per i trasporti e i commerci , fiorirono diverse piccole industrie tra cui quella delle candele, particolarmente ricca e importante e quella della seta con il suo “indotto”, l’allevamento dei bachi e la coltivazione del gelso. Con la morte di Carlo Sfondrati (1788), il feudo di Bellagio diventa di un’altra illustre famiglia: i Serbelloni. Nell’ottocento un fatto, apparentemente di secondaria importanza, segnerà il destino di Bellagio per i due secoli successivi: la decisione del conte Francesco Melzi, duca di Lodi e vicepresidente della Repubblica Cisalpina, di stabilirvi il suo luogo di villeggiatura. Ciò attirò nella zona il fior fiore della nobiltà milanese e il promontorio si trasformò in una corte elegantissima e raffinata. Furono costruite strade carrozzabili, prima tra le ville e i palazzi, poi verso il borgo e infine venne portata a termine la provinciale Erba – Bellagio. La fama del piccolo splendido borgo lacustre oltrepassò i confini del Lombardo-Veneto perfino l’Imperatore d’Austria Francesco I volle visitarlo nel 1816 e vi tornò nel 1825 per sostare nelle ville Serbelloni, Trotti e Melzi.
Nel 1838 Bellagio ricevette con tutti gli onori l’Imperatore Ferdinando I, l’Arciduca Raineri e il ministro Metternich, che vi giunsero da Varenna a bordo del “Lario”, il primo battello a vapore del lago, varato nel 1826. Bellagio diviene uno dei luoghi più frequentati dalla nobiltà lombarda che costruisce qui quelle ville e quei giardini che ancora oggi sono il vanto della cittadina e una delle sue principali attrazioni. Cominciarono ad aprire i primi negozi di lusso e i turisti riempirono il lungolago. Lo spazio non bastava più e si progettò di coprire il vecchio porto che arrivava fino ai portici per realizzare un grande piazzale. Il turismo era diventato la principale risorsa economica bellagina e a partire da questo periodo la storia di Bellagio coincide con la storia dei suoi alberghi. Il primo fu l’albergo Bellagio, nato nel 1825 dalla trasformazione della vecchia osteria di Abbondio Genazzini e poi l’ Hotel Florence, (oggi Hotel Du Lac) 1858, l’ Hotel de la Grande Bretagne 1861, un nuovo Hotel Florence sorto nell’antica casa del Capitano del Lario 1870, il Grand Hotel Bellagio (oggi Grand Hotel Villa Serbelloni) 1872. Nel 1888 furono i tre maggiori alberghi (Genazzini, Grande Bretagne e Grand Hotel Bellagio) a introdurre la luce elettrica sostituendo quella a gas e solo dopo furono imitati da molte dimore patrizie. Bellagio è stata una delle prime località turistiche italiane a diventare veramente internazionale.

Breve storia delle comunità cristiane

La comunità pastorale di Bellagio consta attualmente di tre distinte parrocchie, S. Giovanni Battista, in frazione omonima, S. Giacomo in frazione Borgo, Beata Vergine Annunziata in frazione Visgnola. Le tre comunità originariamente costituivano una sola parrocchia, di fondazione molto antica (X secolo), pure essendo poste in tre comuni civilmente separati e detti di Borgo, delle Ville e di Mezzo. Oggi si verifica il contrario.
Successivamente con decreto del vescovo Carafino del 23 febbraio 1657, fu eretta la parrocchia prepositurale di S. Giacomo maggiore in Borgo, con modesto territorio smembrato dalla plebana di S. Giovanni Battista. Il 28 luglio 1857, con decreto del vescovo Romanò, fu eretta la parrocchia di Breno di Visgnola, comprendente le frazioni alte del paese, San Vito, Visgnola, Breno, Casate oltre a Guello e a tutte le frazioni montane ad oriente del torrente Perlo.
San Giovanni:
la parrocchia e la chiesa arcipretale. La parrocchia più antica è dunque la plebana di S. Giovanni Battista, di cui si anno notizie sin dal X secolo. Pieve attestata nel 1295, era sede di un capitolo di sei canonici soppresso nel XVIII secolo. L’antica chiesa romanica, a tre navate, fu riedificata a partire dal 1584; il coro venne ampliato nel 1685, come conferma la lapide posta all’esterno dell’abside. Con il successivo abbattimento delle navate il tempio fu ricostruito in stile barocco e a pianta centrale. La chiesa fu consacrata, al termine dei lavori di ampliamento, il 29 giugno 1785 dal vescovo Mugiasca, che ne fissò l’anniversario di consacrazione alla III domenica di ottobre. Al suo interno conserva alcune pregevoli opere di interesse artistico, tra cui l’ancona dorata del Settecento, un affresco di scuola lombarda raffigurante la “Madonna delle Grazie”, la statua dell’“Immacolata” in marmo di Carrara di scuola del Bernini, ed un “Trionfo del Cristo morto” attribuito a Gaudenzio Ferrari risalente al 1532.
San Giacomo:
la parrocchia e la chiesa prepositurale. La parrocchia fu eretta nel 1657. La chiesa romanica risalente all’XI secolo, detta Basilica, fu pesantemente rimaneggiata dopo l’erezione a parrocchia. Restaurata e in buona parte ricostruita in stile romanico tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 conserva all’interno un ambone ricostruito con pregevoli bassorilievi, due ancone lignee, la “Deposizione di Cristo” di scuola del Perugino, un Crocifisso del XII secolo, il Trittico del Foppa (1432) e il venerato “Cristo morto”, di scuola spagnola, risalente al XVII secolo. Fu consacrata da S.Ecc. mons. Alessandro Macchi il 16 maggio 1934.
Beata Vergine Annunciata:
la parrocchia e la chiesa parrocchiale. La parrocchia di Visgnola fu eretta nel 1857. La chiesa del XVI secolo pur non avendo pregi architettonici ospita alcune opere d’arte di notevole interesse: un Polittico e un Tabernacolo del XVI secolo, e una serie di interessanti Affreschi del XV secolo provenienti dalla chiesa di San Martino. È stata consacrata da S.Ecc. mons. Teresio Ferraroni, dopo gli ultimi rimaneggiamenti, il 1 novembre 1979.

Vita religiosa

La comunità di Bellagio ha ospitato nei secoli due Monasteri femminili cluniacensi a Loppia e a Pescallo (soppressi e uniti rispettivamente nel 1569 e 1579 al monastero di S. Colombano in Como), e tre conventi maschili, dei Padri Domenicani a San Martino di Visgnola (attestato nel 1510), dei Padri Francescani Cappuccini presso il convento appositamente edificato (1609) dalla famiglia Sfrondati, e infine dei Padri Agostiniani presso l’ospitale di san Giorgio alle porte del Borgo (tutti estinti con le soppressioni napoleoniche).
Nei secoli più recenti si sono stanziate a Bellagio diverse comunità religiose femminili di vita attiva:
–    La comunità delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda presso gli asili di Borgo e Casate, e la casa di riposo “Greco – De Vecchi”. Presso la casa di riposo la presenza delle suore si è protratta fino al febbraio 2009.
–    All’asilo di S. Giovanni, la comunità delle suore della Santa Croce di Menzingen e successivamente le suore di Carità di S. Maria.
–    All’asilo di Casate e al Collegio della Beata Vergine per l’educazione delle ragazze, l’istituto della Beata Vergine di Cremona.

La “Comunità Pastorale”

Da oltre 15 anni la collaborazione interparrocchiale è una preziosa caratteristica della nostra comunità. Il passo decisivo e fondamentale nel cammino di collaborazione, più che la nomina dei parroci, è stata la composizione del primo Consiglio Pastorale Unitario (CPU); da questa base di responsabilità condivisa nell’assumere decisioni, ma soprattutto nell’ascolto e nel confronto reciproco, sono emerse e maturate le nuove coscienze attive della comunità; nell’assiduità e nella costante tensione verso l’obiettivo dell’unificazione si sono studiati e si è riflettuto su importanti documenti ecclesiali; la convocazione del Sinodo diocesano è stata studiata ed elaborata con cura, come anche il Convegno della Chiesa Italiana di Verona.

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